Lo Spazio e Gli Altri: Una Conferenza Visiva
Introduzione
                 Alessandro Romanini
Lo Spazioe e Gli Altri
                 Susanna Bianchini     
Introduzione

Il neonato Istituto per lo Studio delle Coerenze Spaziali non Definite, fondato da Robert Huber e Namsal Sedlecki coinvolgendo 14 artisti internazionali nella realizzazione di un complesso paradigma di operazioni con valenza teorica e concettuale relative alla creazione plastica che vanno sotto il termine di conferenza visiva.

Della conferenza l’iniziativa mantiene i principi costitutivi, reimpostandone strategie, finalità e dinamiche.

Al centro di queste dinamiche lo spazio, che oltre ad ospitare diviene il fulcro di creazione e condensazione di relazioni attive, uno spazio agito, che da semplice contenitore diviene anche contenuto.

Spazio agito in modo biunivoco, dagli artisti “relatori” atipici di questa conferenza, nella quale nessuno parla, arringa o impone concetti secondo dinamiche monodirezionali gerarchiche, ma struttura strategie di compartecipazione, funge da attivatore relazionale e condensatore conviviale con le sue azioni, i suoi comportamenti.

Il versante relazionale risulta centrale, in quanto, al contrario delle conferenze e di simili istanze didattico-educative, il pubblico nel progetto di questi artisti diviene co-autore, rappresenta l’altro polo della reazione chimico-sociale generante l’opera.

Nella struttura genetica dell’opera il pubblico ha un suo ruolo costitutivo, significante.

Affrancato dalle dinamiche contemplative passive nel quale viene normalmente coinvolto nelle vesti di spettatore, museale, cinematografico, televisivo.

L’operazione è stata concepita secondo una dinamica processuale, che porterà 14 artisti internazionali a risiedere per due settimane all’interno delle stanze-laboratorio dell’Ex Caserma Dogali a Carrara. Questo luogo sarà per loro abitazione, laboratorio-atelier e luogo di interazione con gli altri, da cui scaturirà “l’opera plastica” di ciascuno.

Sorta di frullatore di diversificate istanze etniche, culturali e disciplinari, l’edificio vedrà una prima settimana di interazione-creazione e una seconda settimana – quella che segue l’inaugurazione – di esposizione e performatività, in cui il pubblico verrà invitato a partecipare e coprodurre liberamente.

Tutto l’esistente, l’agito, il vissuto di queste settimane viene videoregistrato secondo un principio di videosorveglianza, con dinamiche all’incrocio tra il panopticon benthamiano e i principi di McLuhan, diventando materiale “plastico” da esporre su supporto audiovisivo all’interno dei locali dell’Accademia.

Questo portato esposto è equiparabile a quegli elementi che sul finire degli anni Settanta Mike Kelley chiamava Performance Related Object, che testimoniano la scomparsa dei corpi e confermano allo stesso tempo che questi corpi ci sono stati, hanno agito e interagito.

La concezione di quest’opera-conferenza ha beneficiato di una ricerca approfondita effettuata da Siedecki e in particolare Huber durante la loro frequenza ai corsi dell’Accademia di Carrara, che dimostrano di aver analizzato, assimilato e rielaborato i principi e le dinamiche situazioniste (derive, psicogeografia ecc…), oltre che le teorie connesse all’arte relazionale di Bourriaud (interazione umana come forma artistica), passando per le strategie di “occupazione artistica temporanea” di Hakim Bey e le operazioni di Jan Hoet.

I due artisti propongono un congegno, a matrice produttiva collettiva, nel quale l’organizzazione e la gestione dello spazio in una dinamica relazionale diventa “pratica scultorea”, progettazione e modellatura di blocchi sociali e temporali.

Del congegno e della produzione collettiva l’opera assume anche il riconoscimento giuridico-fiscale, costituendo l’Istituto per le Coerenze Spaziali non Definite, regolarmente registrato come associazione culturale.

Questo ulteriore dettaglio giuridico testimonia la volontà di incidenza degli artisti nel contesto socio-politico contemporaneo, nelle dinamiche relazionali quotidiane, adottando configurazioni tecniche esistenti ma ridefinite nelle strategie e nei principi “produttivi”, consci che riscrivendo l’alfabeto individuale si rimodella la sintassi collettiva.

Alessandro Romanini